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Festeggiamo le mamme con un’azalea

Domenica 10 maggio festa della mamma, ventimila volontari dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro hanno distribuito in 3.600 piazze l’Azalea della Ricerca, fiore che da oltre tre decenni è il simbolo della battaglia contro i tumori femminili. Con una donazione minima di 15 euro è stato possibile scegliere una delle 600 mila azalee per festeggiare la mamma e contribuire a rendere il cancro sempre più curabile.   Negli ultimi 50 anni la ricerca oncologica ha fatto notevoli progressi per la prevenzione, la diagnosi e la cura contribuendo a migliorare la sopravvivenza: in Italia la sopravvivenza media a cinque anni dalla diagnosi di un tumore al seno è del 55% fra gli uomini e del 63% fra le donne.

Maggiori informazioni su http://www.airc.it/cancro/  e

http://www.lafestadellamamma.it/trova-la-piazza/

azalea

 

 

 

2015: un’estate da volontari!!!

Da alcuni anni UnAltroMondo Onlus organizza campi di lavoro in Africa come occasione per vivere diversamente le proprie vacanze, imparando qualcosa e dando una mano ad altri. Una valida opportunità per combinare due elementi fondamentali alla crescita personale di ciascun individuo: la solidarietà e l’esperienza interculturale.

La solidarietà perché attraverso un campo si ha la possibilità di aiutare gruppi umani che si sono già organizzati per trovare soluzioni ai problemi che vivono quotidianamente ma che non dispongono di grandi risorse economiche.

L’esperienza interculturale perché il volontariato internazionale è un’ottima occasione per condividere momenti di vita con persone di un mondo molto diverso dal nostro.

Insomma fare volontariato ci aiuta a crescere e contribuisce ad arricchire non solo il nostro patrimonio culturale ma anche morale e il benessere personale e con gli altri!!!

Volontariato per ri-progettare il futuro! – di Adele Cavallo

E’ possibile essere agente del mutamento sociale in una dimensione politica e attiva senza etichette partitiche o appartenenze religiose?

Per rispondere a questa domanda bisogna chiarire quali devono essere i criteri di promozione della “cultura della solidarietà”.

Partiamo da due concetti fondamentali:

  • dimensione attiva, che afferisce alla presenza nel quotidiano per percepire gli ostacoli che generano svantaggio, esclusione, degrado e perdita di coesione sociale;
  • dimensione politica, che afferisce all’impegno per la rimozione di quanto rilevato.

Alla base della “cultura della solidarietà” c’è l’impegno volontario, che non consiste in gesti occasionali, ma è costume di vita basato sulla dimensione attiva e politica ed impone regole da rispettare quotidianamente: prestare attenzione ai bisogni degli altri, come individui e come comunità, interrogarsi di continuo su quel che si può fare per rimuovere condizioni di disagio individuali o di gruppo, mettere al servizio degli altri ciò che sappiamo fare e quindi la competenza professionale.

E’ bene precisare che le competenze professionali non sono solo frutto di studi con conseguenti certificazioni, ma spesso e per la maggior parte si acquisiscono con l’esperienza. Facciamo un esempio sulla funzione docente/educatore: quali possono essere le parole chiave per avviare buone pratiche? A)     Non uno di meno; B) Relazione; C) Libertà di insegnamento; D) Cosa valutare.

Fare scuola oggi (ma questa riflessione accompagna chi agisce in campo educativo da decenni ed ha radici molto profonde) impone un’azione continua per la conservazione e lo sviluppo dei valori, azione rivolta non solo ai giovani, ma esteso anche alle loro famiglie, poiché oggi esistono nuovi strumenti di aggregazione e scambio di idee e le motivazioni e le aspettative degli individui non sono più proiettate verso il futuro.

Parole chiave da tener presenti in questo caso sono: sobrietà, solidarietà, collaborazione, sana competizione, identità.

Per dare senso al “futuro” è necessario puntare sullo sviluppo della cultura di progetto, ossia su modalità di stili di vita che prevedono il raggiungimento di obiettivi concreti, attraverso l’impegno assiduo, la pratica quotidiana, l’applicazione di metodi e l’osservanza delle prassi.

L’utilizzo invasivo di strumenti tecnologici, sia da parte dei nativi digitali che da parte dei loro educatori (famiglie, insegnanti, ….) impone un’attenzione particolare alla “Educazione all’uso responsabile dei media”, che oggi costituiscono una dipendenza che va affrontata in maniera incisiva per il rilancio delle relazioni di comunità.

L’esperienza di avviamento e tutoraggio dell’Associazione di promozione sociale DISCOTEA (2002/2013), che nel 2014 è Gruppo locale del CENTRO TURISTICO GIOVANILE mi ha consentito di avere un punto di vista privilegiato e di seguire l’evoluzione dall’adolescenza alla maturità di giovani che, a partire dal gruppo classe, decidono di divenire punto di riferimento per i pari e per la collettività e rivestono il ruolo attivo di peer-educators e di ponte tra la scuola, le istituzioni e il mondo del lavoro.

Ogni anno studenti ed ex- studenti delle scuole superiori di Salerno si impegnano volontariamente, a volte anche in maniera inconsapevole, di solito per cicli mediamente triennali, per poi abbandonare l’impegno all’interno della comunità scolastica e tuffarsi in impegni di studio e/o lavorativi o dedicarsi ad altri interessi. Il PROGETTO DISCOTEA ha avuto quindi una continua evoluzione, prendendo in considerazione istanze provenienti dal basso, dando voce a quanti attraversano una delicata fase della propria vita, nel corso della quale devono assumere maggior consapevolezza del sé e maggior padronanza nel rapporto con l’altro. Le esperienze vissute in oltre dieci anni di attività si rivelano sempre preziose ed applicabili ai nuovi contesti di relazione.

RI-PROGETTARE dunque il mio ruolo di Coordinatore Provinciale del CENTRO TURISTICO GIOVANILE vuol dire tener conto del passato per andare incontro al futuro, valorizzando le finalità originarie dell’Associazione: contribuire al contenimento della dispersione scolastica e favorire la transizione scuola-lavoro, attraverso l’analisi e l’uso consapevole delle nuove tecnologie e l’animazione di gruppo, aggiungendo tutte le finalità insite nello statuto CTG, che in modo particolare si interessa del turismo per lo sviluppo dei territori (sostenibilità, accessibilità, …..)

Gli obiettivi delle singole azioni intraprese nel corso degli anni sociali non danno vita solo a prodotti o ad eventi, ma hanno consentito di redigere un bilancio sociale che tiene conto cioè non di fattori economici, ma del raggiungimento di obiettivi in termini di capacità di aggregazione, di inclusione, di disseminazione.

In sintesi (Analisi SWOT)

PUNTI DI FORZA

Crescita delle singole risorse umane coinvolte

Esperienze pregresse documentate

Rapporti sociali consolidati con le istituzioni e con altre associazioni del terzo settore

 

PUNTI DI DEBOLEZZA

Mancanza di continuità nell’impegno delle risorse umane

Continuo ricambio generazionale, con conseguente ingente lavoro ciclico sul piano formativo

 

OPPORTUNITA’

 Istanze che provengono dalla scuola (e in particolare da singoli studenti)

 

Istanze che provengono dal territorio

 

MINACCE

 Mancanza di attenzione della collettività, con conseguente incomprensione e scarsa valutazione del PIANO DI LAVORO ANNUALE che si fonda sull’IDEA PROGETTO dell’anno sociale

Da qui si ri-parte per dar voce a tutti i gruppi locali CTG della Provincia di Salerno!